ACER in rosso: il fallimento della politica e il raddoppio delle poltrone

ACER in rosso: il fallimento della politica e il raddoppio delle poltrone

Un buco da quasi mezzo milione di euro e 700 alloggi vuoti: questo è il bilancio di una gestione che definire “critica” è un eufemismo.

Mentre Acer Reggio Emilia chiude il 2025 con una perdita di 430mila euro, la politica risponde con la solita logica del “poltronificio”. È di questi giorni la notizia che il compenso del Presidente Federico Amico passerà da 36mila a oltre 80mila euro lordi l’anno. Più del doppio. Un aumento che stride violentemente con i numeri disastrosi dell’ente.

Le domande a cui il PD e i sindaci devono rispondere sono precise:

 Dov’erano il Sindaco di Reggio e i primi cittadini della provincia mentre i bilanci venivano approvati?

 Dov’era l’Assessore alla Casa, Lanfranco De Franco, che dal 2019 avrebbe dovuto vigilare su questo ente strategico?

Non accettiamo la scusa delle “irregolarità del commercialista”. Acer è un ente pubblico, non un’azienda privata: il controllo politico è un dovere. Invece di risolvere i problemi, si è preferito ricollocare ex consiglieri regionali e premiare nomine quantomeno discutibili, come quella di Federica Zambelli, passata dalle occupazioni abitative irregolari alla gestione dell’ente che dovrebbe far rispettare le regole.

La nostra richiesta è chiara: vogliamo vedere la due diligence, i verbali dei bilanci e le carte del contenzioso fiscale. I cittadini hanno il diritto di sapere chi ha dormito mentre la casa pubblica affondava. Il diritto all’abitare non può essere ostaggio di questi giochi di potere.

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