Abbiamo parlato dell’Ospedale e della sanità reggiana

Abbiamo parlato dell’Ospedale e della sanità reggiana

Infinite liste di attesa, affollamento dei pronto soccorsi, aumento della spesa privata, diseguaglianze di accesso alle prestazioni, migrazione sanitaria e rinuncia alle cure sono temi importanti che abbiamo discusso all’Hotel Posta al convegno che abbiamo organizzato con l’Europarlamentare Sabrina Pignedoli.

Pensate che solo 2 miliardi l’anno sono previsti per l’implementazione delle risorse sanitarie, pari ad un settimo della spesa realmente necessaria all’allineamento post Covid. Il rischio è quello di universalismo selettivo, a tutela cioè esclusivamente dei casi estremamente fragili.

Il dottor Fabrizio Aguzzoli, capogruppo di Coalizione Civica, ha presieduto una tavola tavola rotonda con l’Europarlamentare Sabrina Pignedoli e tanti importanti medici reggiani: Roberto Baricchi direttore Medicina trasfusionale Reggio Emilia, Marco Massari Direttore malattie infettive Reggio Emilia, Francesco Merli Direttore Ematologia Reggio Emilia, Cristian Rapicetta. chirurgia toracica Reggio Emilia e Gabriele Rinaldi già direttore sanitario presso Azienda ospedaliera universitaria di Siena e già direttore generale nelle Aziende ospedaliere di Pesaro e Ferrara.

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L’ Emilia Romagna nel 2018 era intorno al 4% per persone che rinunciavano alla cura, il dato più basso in Italia. Oggi siamo intorno all’11%, un dato che anche se non è il peggiore in Italia, è purtroppo anche quello che presenta il peggior trend di crescita tra tutte le regioni italiane. Abbiamo professionisti d’eccellenza, mettiamoli nelle condizioni di curare.” ha ricordato l’On. Sabrina Pignedoli, promotrice dell’iniziativa. “I tagli della spesa, la riduzione del personale, hanno un impatto determinante nel favorire il ricorso alla sanità privata e oggi ci vedono nella condizione di lottare per preservare la nostra sanità pubblica.

La forbice tra l’Italia e altri virtuosi paesi europei si è allargata in modo consistente negli ultimi 10 anni, da quando gli investimenti in Italia si sono ridotti, a fronte dell’aumento che ha riguardato altri paesi europei. La spesa sanitaria pubblica del nostro Paese nel 2022 si attesta al 6,8% del PIL, sotto di 0,3 punti percentuali sia rispetto alla media OCSE che alla media europea entrambe del 7,1%. Sono 13 i Paesi dell’Europa che in percentuale del PIL investono più dell’Italia, con un gap che va dai +4,1 punti percentuali della Germania (10,9% del PIL) ai + 0,3 dell’Islanda (7,1% del PIL) (fonte GIMBE).

“Nel documento di finanza pubblica solo 2 miliardi l’anno sono previsti per l’implementazione delle risorse sanitarie, pari ad un settimo della spesa realmente necessaria per il riallineamento europeo post Covid. Il rischio è quello di universalismo selettivo, a tutela cioè esclusivamente dei casi estremamente fragili.” ha spiegato il medico Fabrizio Aguzzoli, mio collega di banco con Coalizione Civica, citando dati tratti dal 18° rapporto sanitario del CREA-Sanità.

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