DAL CONSIGLIO: la risposta sulle aperture dei centri commerciali il 25 Aprile e 1 Maggio

DAL CONSIGLIO: la risposta sulle aperture dei centri commerciali il 25 Aprile e 1 Maggio

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L’assessora Natalia Maramotti ha contatto le catene della grande distribuzione a più riprese per stipulare un protocollo volontario per tenere chiuso in quei giorni e altri ma ha avuto esisto negativo (ultimo incontro collettivo il 25 Febbraio 2016) , parte della grande distribuzione (Esselunga, Il Gigante) non ci è stata portando il tavolo per il protocollo unitario a saltare del tutto. Segnalo che Coop e Conad invece erano ben disposti.

Dal punto di vista “pratico” un accordo come quello sottoscritto in altre province ha un valore molto relativo. Se uno dei firmatari si sfilasse dall’accordo per non rispettarlo non sarebbe possibile operare alcuna sanzione. Il problema sta a monte nella legge nazionale, qui provo a fare qualche passaggio di storia recente sul tema.

La legge Bersani prevedeva l’apertura per le cosiddette domeniche/festività “dicembrine” e per altre 8 domeniche/festività durante l’anno. Era demandato alle amministrazioni locali l’individuare le festività di apertura e la decisione di estendere le stesse (perché magari in comuni di rilevanza artistica/turistica), c’era quindi un interlocutore con cui confrontarsi per la regolamentazione delle aperture sul territorio e le stesse venivano definite in base alle reali necessità del territorio (Roma ad esempio avrà esigenze diverse da Rimini, che avrà esigenze diverse da Reggio Emilia o San Martino in Rio).

Oggi invece siamo in un regime di totale deregolamentazione, è il singolo datore di lavoro/imprenditore che può decidere se e quando aprire (senza particolari limiti nemmeno sugli orari), nessuno può contestarne le scelte (alcuni comuni che hanno provato ad impedire le aperture hanno subito e perso i ricorsi ai TAR da parte delle aziende) a prescindere dalle reali necessità dei territori. Lo sciopero, infatti, è l`unico modo per garantire, a chi sarà chiamato al lavoro nel commercio, di potersi rifiutare specialmente dove esistono contratti che rendono obbligatoria la prestazione. Questa provvedimento, nata secondo l’allora governo Monti per incrementare la concorrenza, non ha fatto altro che strozzare le imprese più piccole (con meno possibilità di rotazione del personale e su cui incidono di più le spese fisse dovute all’incremento delle aperture) a favore della grande distribuzione che di fatto ha consolidato la propria posizione nel mercato.

Anche nella grande distribuzione però, oggi, pare che gli effetti delle liberalizzazioni non siano servite ad incrementare le vendite, ma semplicemente a spalmare su 7 giorni i numeri che prima si facevano su 5 o 6. Il costo derivante dall’aumento dell’utilizzo degli impianti (luce, riscaldamento ecc) è stato scaricato in grandissima parte sui lavoratori (con richieste di riduzione delle maggiorazioni domenicali ecc) e in parte sui consumatori, in quanto l’incremento dei costi riguarda tutta la filiera che porta il prodotto dalla produzione al banco della vendita.

Dal punto di vista politico invece il peso della cosa cambia considerevolmente. Va dato atto a COOP che, almeno a Reggio, si è sempre detta non favorevole alle aperture festive (discorso diverso per le aperture domenicali), che questa contrarietà sia di facciata (non aprono le festività perché hanno un vincolo contrattuale) o di sostanza lo si scoprirà al momento di rinnovare l’integrativo di Alleanza 3.0. La dirigenza di Conad invece dovrebbe definire con i suoi associati che hanno provato ad aprire il Lunedì di Pasqua di quest’anno, e addirittura Natale e Santo Stefano nel 2014, che potrebbero. Ad ogni modo è bene ricordare che per legge (e per contratto) nessuno può essere costretto a lavorare in un festivo contro la propria volontà (anche se alcune aziende stanno trovando escamotage anche su questo in fase di assunzione dei dipendenti), ma oggi più che mai occorre cambiare la legge introdotta da Monti per riportare in capo a comuni e regioni la titolarità di decidere sulle aperture festive e domenicali.

Le liberalizzazioni totali non aiutano la crescita economica, non creano maggiori opportunità di lavoro, creano dumping tra piccola e grande distribuzione, svendono le nostre feste, svuotano i centri storici delle città a favore delle cittadelle del consumo, sviliscono la qualità del lavoro spezzettando la prestazione lavorativa e costringendo i dipendenti ad orari improbi ben poco concilianti con le necessità di riposo. L’apertura nelle giornate festive porta con sé la mercificazione delle feste e ne svuota il senso affermando un falso principio: che nulla ha più valore davanti alle ragioni economiche e che la società è libera di consumare in ogni luogo, in ogni ora e ogni giorno della settimana.

Serve il cambiamento della legge nazionale ma come Comune torneremo alla carica sul tema delle chiusure nei giorni di festa, nel frattempo comunico a tutti di NON fare la spesa nei giorni di festa e manifesto con il sindacato quando organizza i presidi e volantinaggi davanti al supermercati. 

Qui trovi l’interpellanza presentata ieri in Consiglio Comunale  

Qui la mozione presentata a Maggio 2015 in Comune sempre sulle aperture festive e  domenicali 

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