Compensi chiari in tutti i bandi del Comune: basta avvisi senza retribuzione

Compensi chiari in tutti i bandi del Comune: basta avvisi senza retribuzione

Con una mozione insieme a Fabrizio Aguzzoli, partendo dal caso del bando under 35 CUBO/b.û.ş., chiediamo che l’amministrazione applichi il decreto sulla trasparenza salariale. Il lavoro culturale e giovanile va retribuito con certezza.

Insieme al collega Fabrizio Aguzzoli ho presentato una mozione in Consiglio Comunale per chiedere una regola semplice e fondamentale: in tutti i bandi, gli avvisi pubblici e le selezioni promosse dal Comune di Reggio Emilia devono essere indicati chiaramente il compenso previsto, la fascia retributiva, la durata dell’attività e l’impegno richiesto.

La nostra proposta si basa sul recente Decreto legislativo 7 maggio 2026, n. 96, che introduce importanti novità sulla trasparenza retributiva e sulla parità di trattamento, garantendo a chi si candida il diritto di conoscere in anticipo la retribuzione iniziale o la relativa fascia.

Perché abbiamo presentato questa mozione

Lo spunto arriva da un caso concreto e recente: l’avviso pubblico CUBO/b.û.ş., rivolto ai giovani under 35 per attività di programmazione culturale e attivazione giovanile.

Il Comune cerca artisti, performer, organizzatori, operatori culturali, comunicatori e tecnici audio e luci. Si tratta di ruoli che richiedono competenze professionali, presenza, tempo e responsabilità. Nonostante ciò, nell’avviso non c’è traccia del compenso. L’articolo 12 si limita a citare una vaga «misura di sostegno alla partecipazione» demandando agli Enti del Terzo Settore la definizione economica, senza specificare un budget complessivo, una paga minima oraria o una fascia retributiva.

«Comprendiamo che i singoli progetti non siano ancora definiti nel dettaglio e che il numero delle ore possa dipendere dalle attività che verranno costruite», spiego. «Ma le figure e le competenze richieste sono già chiare. Una persona che si candida deve sapere prima almeno quanto le verrà riconosciuto per ogni ora di attività».

Troppo spesso si etichettano percorsi di lavoro e impegno operativo come semplici “esperienze formative” per aggirare la definizione di un equo compenso:

«La formazione è importante, ma non può diventare una formula utilizzata per lasciare indeterminato il valore economico del lavoro», proseguo. «Non è corretto chiedere a giovani artisti, comunicatori, organizzatori e tecnici di candidarsi senza spiegare quando, quanto e da chi saranno pagati. Un avviso promosso da un’amministrazione pubblica deve rispettare pienamente i principi introdotti dal nuovo decreto sulla trasparenza e sulla parità salariale».

Il tema della dignità economica nel settore culturale è urgente. I dati INPS 2025 parlano chiaro: i lavoratori dello spettacolo con almeno una giornata retribuita sono stati 368.192, con una retribuzione media annua di appena 11.790 euro e una media di 99 giornate lavorative all’anno. Quando si usano risorse pubbliche, le istituzioni hanno il dovere morale e politico di dare il buon esempio.

Cosa chiediamo all’Amministrazione

Con la nostra mozione impegniamo la Giunta a:

1. Garantire la trasparenza economica in tutti i futuri bandi comunali, inserendo compensi, fasce retributive, monte ore stimato e criteri di valutazione.

2. Correggere il tiro sul progetto CUBO/b.û.ş., rendendo pubblici il budget disponibile e il valore minimo orario o la fascia di compenso per i giovani partecipanti, per quanto ancora possibile.

3. Adottare linee guida interne per tutti i settori dell’ente, portando i risultati in Commissione consiliare entro 90 giorni.

«La trasparenza sul lavoro non è un dettaglio burocratico», concludiamo con Fabrizio Aguzzoli. «Significa permettere alle persone di valutare consapevolmente un’opportunità, evitare disparità e riconoscere il valore del loro tempo e delle loro competenze. Il lavoro non è un favore e i giovani non sono risorse gratuite».

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