Parcheggio Zucchi: 4,6 milioni di euro buttati per colpa del PD. Ecco perché non ci sto

Parcheggio Zucchi: 4,6 milioni di euro buttati per colpa del PD. Ecco perché non ci sto

Il Comune spende una montagna di soldi pubblici per chiudere in anticipo la disastrosa gestione privata nata nel 2011 con Delrio, Spadoni e il dirigente Magnani. E paghiamo persino i consulenti del concessionario.

Il ritorno del parcheggio Zucchi sotto una regia pubblica e unitaria può anche essere una buona notizia per la mobilità cittadina. Quello che non accetto – e che trovo inaccettabile per rispetto dei reggiani – è che si provi a spacciare per un grande successo un’operazione in cui il Comune deve sborsare oltre 4,6 milioni di euro di soldi pubblici per rimediare a un pasticcio combinato quindici anni fa dalle amministrazioni a guida PD con gli stessi identici protagonisti.

La vicenda affonda le radici nel 2011, sotto la guida dell’allora sindaco Graziano Delrio. L’idea sulla carta sembrava geniale: il privato investe su Piazza della Vittoria, fa i box, riqualifica e gestisce lo Zucchi. Risultato? Una montagna di box invenduti (ancora oggi nel 2026 ci sono 63 box e 70 posti auto invenduti) e un equilibrio economico saltato in aria, con richieste di proroga fino al 2053 e azzeramento dei canoni da parte di Reggio Emilia Parcheggi.

Il conto finale: paghiamo pure i consulenti di Lodetti

Di fronte al rischio di un contenzioso, la Giunta ha optato per una risoluzione consensuale che ci costa complessivamente 4.628.635,21 euro (finanziati con l’avanzo di bilancio e un nuovo mutuo di 2 milioni con Cassa Depositi e Prestiti).

La parte più assurda? Dentro quei milioni ci sono anche:

 563.003 euro di mancato guadagno riconosciuto al concessionario per gli anni che non gestirà più.

 163.280 euro più IVA per rimborsare le spese di consulenti e professionisti del concessionario.

“Per capirci: dopo quindici anni di problemi, milioni di euro per chiudere la concessione e canoni non pagati dal 2018, ripianiamo i conti e paghiamo pure i professionisti del privato. Cornuti e mazziati.”

I registi di allora — Graziano Delrio, l’assessore Mimmo Spadoni e il dirigente Massimo Magnani (quest’ultimo ininterrottamente in sella attraverso le giunte Delrio, Vecchi e Massari) — hanno lasciato in eredità un salasso che oggi viene scaricato sulle spalle dei cittadini.

Tre domande senza risposta al PD e alla Giunta

In Consiglio comunale ho scelto, insieme a Fabrizio Aguzzoli per Coalizione Civica, di uscire dall’aula e non partecipare al voto. Non ho voluto prestare il mio voto a una narrazione di facciata. Su questa vicenda ci sono tre domande chiarissime a cui nessuno ha voluto rispondere:

1. Chi si assume la responsabilità politica di un’operazione da 4,6 milioni di euro? Il PD ha il coraggio di ammettere il fallimento delle scelte fatte nel 2011?

2. Come è stato possibile tollerare canoni non pagati dal 2018? E quali verifiche sono state fatte nel 2023 prima di affidare i parcheggi della Mediopadana a una società dello stesso gruppo imprenditoriale (su cui abbiamo presentato esposti ad ANAC e Procura)?

3. Se oggi la gestione pubblica è così conveniente e redditizia (650mila euro l’anno), perché dal 2011 è stata regalata ai privati? Perché oggi i cittadini devono pagare milioni di euro per riprendersi ciò che si poteva mantenere pubblico fin dal primo giorno?

Quattro milioni e seicentomila euro non sono una medaglia da appuntarsi al petto. Sono il prezzo salato che Reggio Emilia paga per chiudere una storia iniziata malissimo quindici anni fa. La Giunta e il Partito Democratico la piantino di fare propaganda e spieghino ai reggiani perché dobbiamo ripulire i loro errori a suon di milioni.

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