Spesa per consulenze fuori controllo: in aula il PD si scalda se chiedi trasparenza
Nel primo anno e mezzo della giunta Massari spesi circa 370mila euro in consulenze esterne. Ho proposto un taglio del 10% per finanziare personale e uffici comunali, ma la maggioranza ha fatto muro: “Il sistema va garantito”. Ecco cosa è successo nell’ultimo Consiglio.
Se c’è una cosa che dà fastidio a chi amministra Reggio Emilia da anni, è mettere in discussione il “metodo”.
Nell’ultimo Consiglio comunale abbiamo assistito a una scena quasi surreale. Insieme a Fabrizio Aguzzoli e a tutta Coalizione Civica, ho presentato una mozione molto semplice e di puro buon senso: inserire un obiettivo misurabile per ridurre del 10% le spese per consulenze esterne nei prossimi tre anni, monitorando i risultati anno per anno. Un vincolo che volevamo estendere anche alle partecipate e agli enti del sistema comunale.
La reazione del PD e degli alleati? Si sono letteralmente alterati. Il solo fatto di proporre di rivedere lo stato delle cose e contenere i costi è stato vissuto come un attacco frontale, e non come una normale pratica di buona amministrazione. Il messaggio politico che è passato dai banchi della maggioranza è tanto chiaro quanto preoccupante: “il sistema va garantito”. Tradotto: la spesa per le consulenze non si tocca.
I numeri (che non tornano) e gli affidamenti “fiduciari”
Parliamo di dati concreti. Secondo quanto riportato dalla stampa locale (24Emilia), nel primo anno e mezzo del mandato del Sindaco Massari, la spesa per le consulenze del solo Comune avrebbe raggiunto la cifra di circa 370.000 euro.
Il problema non è solo la cifra in sé, ma il metodo con cui viene spesa. Negli anni abbiamo assistito a un aumento di consulenze che appaiono ricorrenti, assegnate spesso alle stesse figure e per le stesse mansioni. E qui sorge una domanda politica spontanea:
1. Se queste necessità sono strutturali e stabili nel tempo, perché continuiamo ad alimentare il circuito degli affidamenti “fiduciari” (diretti) invece di rafforzare la macchina comunale con le competenze interne?
2. Perché non si investe di più in procedure pubbliche e bandi trasparenti aperti a tutti i professionisti della città?
Se un’esigenza è fissa, la risposta deve essere il potenziamento del pubblico, non l’esternalizzazione continua.
La nostra proposta: recuperare 150.000€ per il personale
L’obiettivo del -10% non era una provocazione ideologica. Abbiamo fatto i conti, elaborando un’analisi dettagliata che ci siamo offerti di fornire all’Assessora Prandi e al Sindaco Massari.
Rallentare il ritmo dei contratti esterni garantirebbe alle casse del Comune un risparmio superiore a 150.000 euro.
Immaginate queste risorse non più destinate a contratti esterni ripetitivi, ma investite direttamente sul personale interno, sulla formazione dei dipendenti, sulle assunzioni e sul rafforzamento degli uffici comunali che spesso si trovano sotto organico. Questo significa difendere i servizi pubblici e chi ci lavora ogni giorno.
Trasparenza e buon senso: noi non ci fermiamo
La mozione è stata bocciata, ma la nostra battaglia per la trasparenza va avanti. La credibilità di chi amministra una città si misura anche da come gestisce i soldi dei cittadini: controllando la spesa, valorizzando la macchina pubblica e garantendo pari opportunità a tutti tramite bandi aperti, non circuiti chiusi.
Chiedere di tagliare il 10% delle consulenze non è estremismo. È solo buon senso amministrativo, e continuerò a chiederlo in aula a ogni occasione.
Voi cosa ne pensate?

