ZTL e burocrazia creativa: la strana richiesta di documenti via WhatsApp. Ho interrogato la Giunta.
Reggio Emilia, anno 2026: per rinnovare il permesso auto in centro non serve un portale sicuro, basta un messaggino WhatsApp. Sembra una battuta, ma è l’ultima segnalazione che ho raccolto da molti residenti del centro storico, preoccupati per la gestione dei propri dati personali.
Un “aut aut” che non convince
Ai cittadini è stato chiesto di inviare entro fine maggio scansioni di patenti, libretti e posizioni TARI. Se non lo fai, verrai escluso dai servizi online. Ma c’è un problema di fondo: perché il Comune (o il gestore del servizio) ci chiede dati che ha già nei suoi archivi?
“La digitalizzazione dei servizi non può significare scaricare sui cittadini responsabilità e insicurezze. Inviare la propria patente via WhatsApp non è smart, è rischioso.”
Cronaca di un disservizio
Ho voluto verificare di persona l’efficienza di questo sistema:
1. Telefono: Tre tentativi in orari diversi. Nessuna risposta.
2. Segreteria: Messaggio lasciato, mai richiamato.
3. WhatsApp: Un muro di gomma fatto di messaggi preimpostati che ignorano le domande nel merito.
Un cittadino ha il diritto di sapere chi sta trattando i suoi dati, dove vengono conservati e perché vengono richiesti di nuovo documenti già consegnati in passato.
Trasparenza subito
Con l’interpellanza presentata, chiedo al Sindaco Massari di fermare questa procedura e fare chiarezza. Vogliamo sapere se il Responsabile della Protezione Dati è stato consultato e perché non siano stati previsti canali istituzionali tracciabili e sicuri. La pubblica amministrazione deve essere un alleato del cittadino, non un soggetto che comunica tramite “catene” di messaggi automatici.
Riferiremo in Consiglio Comunale non appena avremo risposte. La tutela della privacy non è un optional.
